Luglio 2026
Il PuntoSVIMEZ – Luglio 2026
Dopo la pandemia, l’aggressione russa all’Ucraina e i dazi statunitensi, l’economia globale è nuovamente alle prese con una crisi dai contorni indefiniti, che rischia di trasformarsi in quella che potrebbe essere ricordata come la Terza Guerra del Golfo. Se all’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran era seguito un accordo basato su 14 punti, il tentativo di controllare lo Stretto di Hormuz da parte dei Pasdaran ha scatenato la reazione statunitense e ulteriori ritorsioni da parte di Teheran, in un’escalation che rischia di mettere definitivamente in soffitta i principi che hanno governato la globalizzazione e i flussi commerciali marittimi, a danno dell’economia europea, prevalentemente votata alle esportazioni.
La svolta protezionistica avviata dagli Stati Uniti – culminata con l’annuncio delle misure tariffarie del 2 aprile 2025 (il “Liberation Day”) – non rappresenta un fenomeno isolato, bensì l’evoluzione di mutamenti strutturali tracciati almeno dal 2018. Questo processo riflette una ridefinizione delle relazioni internazionali in cui i principi di efficienza economica vengono sempre più affiancati da quelli di sicurezza nazionale e dal confronto tecnologico tra superpotenze. Il Parlamento europeo ha recentemente ratificato i regolamenti attuativi dell’accordo commerciale di Turnberry, stipulato l’estate scorsa con gli Stati Uniti.
Questo inasprimento delle barriere tariffarie e il rischio di disaccoppiamento tra le maggiori economie mondiali si intreccia a gravi tensioni geopolitiche globali, di cui l’avventura bellica avviata da Stati Uniti e Israele in Iran alla fine del Febbraio 2026 rappresenta solo l’ultimo episodio. Il conflitto ha provocato la chiusura dello Stretto di Hormuz, vera e propria arteria energetica globale, fornendo all’Iran una leva negoziale strategica e innescando una nuova crisi relativa alle forniture di petrolio e gas e forti pressioni inflazionistiche. Nonostante il Memorandum of Understanding tra Stati Uniti ed Iran – un documento in 14 punti volto a definire una transizione di 60 giorni verso una pace duratura – e la momentanea riapertura dello Stretto di Hormuz, che aveva comportato un calo dei prezzi energetici, l’impatto sulla dinamica inflazionistica nazionale non si è ancora manifestato a pieno e alcuni dei principali indici di prezzo energetici (TTF e PUN) non sono destinati a tronare velocemente ai loro livelli pre-crisi. La riapertura delle ostilità negli ultimi giorni contribuisce a rendere il quadro dei prossimi mesi particolarmente problematico dal punto di vista delle forniture energetiche e della dinamica dei prezzi, in Europa e in Italia.
In questa complessa cornice, l’economia italiana e l’Unione Europea negli ultimi decenni hanno adottato un modello di crescita basato sulle esportazioni (export-led) e si trovano dunque esposte a vulnerabilità sistemiche senza precedenti. Sotto il profilo economico, le restrizioni tariffarie sul mercato americano e la crisi in Iran rischiano di comportare nel medio periodo un rallentamento della domanda estera globale, colpendo duramente i settori di punta della manifattura nazionale. Risulta quindi importante monitorare i segnali pervenuti finora dall’export nazionale, valutando in particolare gli sviluppi verso le aree di crisi menzionate.
L’export italiano nel 2025 ha raggiunto nel complesso i 643 miliardi di euro, con un incremento complessivo di 20,5 miliardi (+3,3%), che sale a +22,5 miliardi (+3,7%) se consideriamo l’export al netto dei beni energetici. La Tab. 1 mostra le variazioni del valore delle esportazioni italiane rispetto al 2024, per macro-aree e settori. L’andamento complessivo positivo è trainato dalla farmaceutica, che ha generato da sola un aumento di +15,4 miliardi: da sola è responsabile del 75% di tutta la crescita su base annua. Di conseguenza, al netto di questo singolo settore, che è stato a lungo esente dai dazi nel corso del 2025 e ha fatto registrare un rilevante fenomeno di frontloading, l’export italiano ha generato una crescita complessiva di 7,2 miliardi, con un più modesto tasso di crescita su base annua (+1,3%). Spostando il focus sulle Macroaree, il Centro-Nord trascina l’export al netto degli energetici, con un incremento di +24,4 miliardi (+4,5%), mentre il Mezzogiorno ha registrato un aumento di 1,9 miliardi, lievemente più contenuto in termini relativi (+3,7%). Anche in questo caso, se consideriamo l’export al netto dei prodotti farmaceutici, permane un andamento positivo, ma decisamente più contenuto per entrambe le ripartizioni, con un tasso di crescita per il Centro-Nord e il Mezzogiorno rispettivamente pari al +2,1% e al +1,2%.
Tab. 1. Variazioni export verso il mondo (2025-2024), milioni di euro e %
| Mezzogiorno | Centro-Nord | Italia | ||||
| milioni | % | milioni | % | milioni | % | |
| Agrindustria | 348 | 0,5 | 3.387 | 6,1 | 3.440 | 0,0 |
| Estrazione | -32 | -4,7 | 74 | 7,9 | 532 | 29,0 |
| Tessili e abbigliamento | -194 | -7,3 | -606 | -1,0 | -1.159 | -1,9 |
| Legno | 61 | 10,6 | -24 | -0,2 | 16 | 0,1 |
| Coke e petroliferi | -2.615 | -19,6 | 127 | 4,2 | -2.502 | -15,3 |
| Chimica | -247 | -8,3 | -123 | -0,3 | -464 | -1,1 |
| Farmaceutica | 1.393 | 14,6 | 13.993 | 31,8 | 15.361 | 28,5 |
| Gomma-Plastica | 136 | 6,2 | -128 | -0,4 | -77 | -0,2 |
| Siderurgia | -48 | -1,5 | 6.282 | 10,6 | 6.155 | 9,8 |
| Elettronica | -46 | -2,6 | -641 | -3,2 | -577 | -2,6 |
| Apparecchi elettrici | 85 | 4,0 | 80 | 0,3 | 107 | 0,3 |
| Meccanica | 314 | 10,8 | -152 | -0,2 | -60 | -0,1 |
| Mezzi di trasporto | -321 | -3,8 | 3.409 | 6,8 | 2.513 | 4,2 |
| Altra manifattura | 15 | 1,3 | -2.795 | -7,2 | -2.844 | -7,0 |
| Totale | -774 | -1,2 | 24.638 | 4,5 | 20.546 | 3,3 |
| Tot. al netto degli Energetici | 1.873 | 3,7 | 24.438 | 4,5 | 22.516 | 3,7 |
| Tot. al netto di Energetici e Farmaceutica | 480 | 1,2 | 10.445 | 2,1 | 7.155 | 1,3 |
Nota: Elaborazioni Svimez su dati Istat. Le discrepanze tra totale nazionale e somma Mezzogiorno e Centro-Nord sono dovute all’export non territorializzato.
Meritano attenzione anche le altre dinamiche settoriali, spesso divergenti tra le due ripartizioni: la Siderurgia cresce a livello nazionale (+9,8%) trainata dal Centro-Nord (+10,6%), mentre arretra nel Mezzogiorno (-1,5%). Analogo andamento per i Mezzi di trasporto, in crescita nazionale (+4,2%) grazie al Centro-Nord (+6,8%), ma in flessione al Sud (-3,8%). Di particolare rilievo per il Mezzogiorno, la flessione di Coke e petroliferi (-19,6%), che ha penalizzato soprattutto la Sicilia con una riduzione di 1,8 miliardi su base annua ed è riconducibile alla dinamica dei prezzi energetici sui mercati globali. Diminuzioni più marcate al Mezzogiorno si registrano anche nel Tessile e abbigliamento (-7,3%) e nella Chimica (-8,3%).
In questo quadro complessivo comunque positivo, risulta di particolare interesse osservare l’andamento dell’export italiano verso gli Stati Uniti nell’anno dell’introduzione del nuovo sistema di dazi da parte della seconda amministrazione Trump. Nel 2025, l’export verso Washington ha raggiunto i 69,8 miliardi di euro, pari al 10,8% dell’export nazionale, che colloca gli Stati Uniti al secondo posto come mercato di sbocco dopo la Germania (11,2%).
La Tab. 2 illustra le variazioni dell’export verso gli Stati Uniti rispetto al 2024, per settore e ripartizione. A livello complessivo, l’export nazionale verso gli Stati Uniti ha registrato una crescita di +4,7 miliardi (+7,2%), che sale a +5,1 miliardi (+8,1%) se consideriamo l’export al netto degli energetici. Tuttavia, una volta depurato il boom della farmaceutica (+5,5 miliardi di euro, +54,1%), l’export verso gli Stati Uniti subisce un arretramento di 373 milioni di euro (-0,7%) a livello nazionale, con il Centro-Nord in flessione (-0,5%) e il solo Mezzogiorno, per un margine esiguo, ancora in territorio positivo (+0,6%). Questo dimostra che il segno positivo dell’Italia verso gli States è interamente sorretto dall’exploit del farmaceutico e che la tenuta apparente del dato aggregato nasconde una fragilità strutturale della manifattura tradizionale sul mercato statunitense.
Tab. 2. Variazioni export verso gli Stati Uniti (2025-2024), milioni di euro e %
| Mezzogiorno | Centro-Nord | Italia | ||||
| milioni | % | milioni | % | milioni | % | |
| Agrindustria | -26 | -1,5 | -268 | -4,4 | -354 | -4,5 |
| Estrazione | 5 | 1,1 | -8 | -0,2 | -3 | -0,1 |
| Tessili e abbigliamento | -14 | -7,5 | 182 | 3,4 | 136 | 2,4 |
| Legno | 5 | 21,8 | 26 | 6,2 | 32 | 7,0 |
| Coke e petroliferi | -502 | -69,2 | 14 | 30,8 | -488 | -63,1 |
| Chimica | -54 | -26,9 | -119 | -4,5 | -183 | -6,4 |
| Farmaceutica | 693 | 67,3 | 4.871 | 54,0 | 5.537 | 54,1 |
| Gomma-Plastica | 19 | 18,8 | -60 | -2,5 | -58 | -2,3 |
| Siderurgia | 16 | 11,4 | -301 | -8,5 | -293 | -7,9 |
| Elettronica | -58 | -22,9 | 7 | 0,4 | -56 | -3,2 |
| Apparecchi elettrici | -16 | -3,4 | 9 | 0,4 | -17 | -0,6 |
| Meccanica | 43 | 6,7 | -552 | -4,5 | -509 | -3,9 |
| Mezzi di trasporto | 135 | 20,6 | 1.298 | 18,5 | 1.415 | 18,4 |
| Altra manifattura | -19 | -7,5 | -497 | -10,4 | -529 | -10,4 |
| Totale | 224 | 3,5 | 4.631 | 8,0 | 4.674 | 7,2 |
| Totale al netto degli Energetici | 721 | 12,7 | 4.625 | 8,0 | 5.164 | 8,1 |
| Totale al netto di energetici e Farmaceutica | 28 | 0,6 | -246 | -0,5 | -373 | -0,7 |
Nota: Elaborazioni Svimez su dati Istat. Le discrepanze tra totale nazionale e somma Mezzogiorno e Centro-Nord sono dovute all’export non territorializzato.
Scendendo nel dettaglio settoriale, emergono dinamiche di segno opposto, che confermano l’esistenza di un doppio canale di esposizione al rischio tariffario. Da un lato, i Mezzi di trasporto continuano a crescere a ritmi sostenuti in tutte le Macroaree (+18,4% Italia, +18,5% Centro-Nord, +20,7% Mezzogiorno), dall’altro si osservano arretramenti significativi in comparti strategici della manifattura nazionale, penalizzati soprattutto al Centro-Nord: la Meccanica (-3,9%), la Siderurgia (-7,9%) e l’Agroindustria (-4,5%) su tutti. Il Mezzogiorno mostra quindi, nel confronto con il Centro-Nord, una minore esposizione relativa ai comparti più colpiti dai dazi, ma anche una struttura dell’export verso gli Stati Uniti ancora poco diversificata e di dimensioni contenute, che rende meno significativo, in valore assoluto, ogni giudizio di maggiore “tenuta”.
Il quadro si è ulteriormente complicato nel primo trimestre del 2026, quando la crisi in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno investito direttamente i flussi commerciali con l’area del Golfo, mercato di sbocco in crescita (pari nel 2025 al 3,4% dell’export nazionale) e di approvvigionamento energetico strategico per l’industria italiana. La Tab. 3 mostra come l’export italiano verso il Golfo nel I trimestre 2026 (4,1 miliardi) abbia subito una brusca contrazione (-20,4%) rispetto allo stesso periodo del 2025, con una perdita secca di oltre 1 miliardo, che risulta particolarmente preoccupante se consideriamo che il conflitto ha interessato solo uno dei tre mesi del trimestre in esame.
Il calo è quasi interamente riconducibile al Centro-Nord (-19,6%), mentre il Mezzogiorno, su valori assoluti molto più contenuti (203 milioni), ha mostrato una flessione più moderata (-5,7%). A livello nazionale, la contrazione ha riguardato in modo generalizzato i principali comparti manifatturieri, ma ha colpito con particolare durezza la Meccanica (-223 milioni), i Mezzi di trasporto (-198 milioni) e il Tessile e abbigliamento (-168 milioni). Fanno eccezione la Farmaceutica, ancora in crescita (+11,5% Italia), e l’Elettronica (+9,9%). Per quanto concerne il Mezzogiorno, beneficiano di variazioni percentuali significative la Siderurgia (+204,6%) – che ormai rappresenta il 13% dell’export della Macroarea verso il Golfo – e gli Apparecchi elettrici (+234,8%), mentre continua la crescita dell’Agrindustria (+14%), che vale 55 milioni, pari a oltre un quarto dell’export meridionale verso il Golfo.
Tab. 3 Export verso il Golfo, I Trimestre 2026 e variazioni sul 2025 (milioni e variazioni percentuali)
| Mezzogiorno | Centro-Nord | Italia | ||||
| Milioni | Var % | Milioni | Var % | Milioni | Var % | |
| Agrindustria | 55 | 14,3 | 230 | -10,4 | 285 | -8,8 |
| Tessili e abbigliamento | 6 | -35,6 | 364 | -30,0 | 370 | -31,2 |
| Legno | 1 | 5,2 | 34 | -31,9 | 36 | -34,9 |
| Chimica | 14 | -39,0 | 205 | -30,1 | 220 | -31,8 |
| Farmaceutica | 5 | 15,5 | 177 | 11,8 | 183 | 11,5 |
| Gomma-Plastica | 11 | -19,7 | 127 | -23,0 | 139 | -23,8 |
| Siderurgia | 27 | 204,6 | 533 | -8,5 | 561 | -5,5 |
| Elettronica | 14 | 36,5 | 130 | 12,6 | 144 | 9,9 |
| Apparecchi elettrici | 19 | 234,8 | 235 | -10,8 | 254 | -8,1 |
| Meccanica | 30 | 5,2 | 1.041 | -15,5 | 1.074 | -17,2 |
| Mezzi di trasporto | 9 | -22,2 | 386 | -32,5 | 396 | -33,3 |
| Altra manifattura | 11 | -3,3 | 427 | -31,8 | 438 | -32,0 |
| Altro | 1 | -98,7 | 15 | -26,1 | 16 | -74,0 |
| Totale | 203 | -5,7 | 3.905 | -19,6 | 4.115 | -20,4 |
Nota: Elaborazioni Svimez su dati Istat. Tra i Paesi del Golfo sono inclusi Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Iran Irak, Kuwait, Oman, Qatar e Arabia Saudita.
La Tab. 4 evidenzia una ricomposizione altrettanto rilevante sul fronte delle importazioni dal Golfo, complessivamente in calo del 12,4% a livello nazionale (-16,6% nel Mezzogiorno, -10,7% nel Centro-Nord). Il dato più significativo riguarda la composizione interna del comparto energetico: a fronte di un crollo dell’import di minerali grezzi ed estrattivi (-30,7% Italia, -35,8% nel Mezzogiorno), si registra un aumento marcato dei prodotti petroliferi raffinati (+35,3% Italia, addirittura +62,8% nel Mezzogiorno). Questa dinamica appare coerente con le difficoltà logistiche derivate dalla chiusura dello Stretto per l’approvvigionamento di greggio, in parte compensate da un maggiore ricorso a prodotti raffinati provenienti da rotte alternative. Anche la Chimica di base dal Golfo, in flessione a livello nazionale (-18,6%), cresce invece nel Mezzogiorno (+53,5%), a conferma di una ricomposizione dei canali di approvvigionamento ancora in corso e non stabilizzata. Il ridimensionamento dell’industria chimica di base nazionale, prevalentemente concentrata nel Mezzogiorno, non appare una scelta strategica alla luce delle crescenti difficoltà di approvvigionamento dall’estero e dai Paesi del Golfo.
Tab. 4 Import dal Golfo, I Trimestre 2026 e variazioni sul 2025 (milioni e variazioni percentuali)
| Mezzogiorno | Centro-Nord | Italia | ||||
| Milioni | Var % | Milioni | Var % | Milioni | Var % | |
| Estrazione di minerali | 386 | -35,8 | 692 | -27,5 | 1.078 | -30,7 |
| Prodotti petroliferi | 260 | 62,8 | 542 | 25,2 | 802 | 35,3 |
| Chimica | 18 | 53,5 | 116 | -24,1 | 134 | -18,6 |
| Siderurgia | 19 | -15,6 | 263 | -5,1 | 282 | -5,9 |
| Altro | 27 | -52,1 | 140 | -4,0 | 172 | -16,3 |
| Totale | 709 | -16,6 | 1.754 | -10,7 | 2.468 | -12,4 |
Nota: Elaborazioni Svimez su dati Istat. Tra i Paesi del Golfo sono inclusi Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Iran Irak, Kuwait, Oman, Qatar e Arabia Saudita.
Nel complesso, il commercio internazionale sta dunque attraversando un periodo di ripetute turbolenze e profonda trasformazione, nel quale si può per il momento mettere a registro una certa tenuta dell’export nazionale, nonostante il rapido susseguirsi di crisi dell’ultimo quinquennio. Allo stesso tempo, giova ricordare che l’Italia è la seconda manifattura europea e un’economia trasformatrice, dunque soggetta a una duplica vulnerabilità in un contesto di indebolimento dei flussi globali: da un lato, la crescita nazionale è legata a doppio filo al dinamismo della domanda estera, che rischia di rallentare, mentre dal lato dell’offerta le filiere italiane contano su approvvigionamenti di prodotti energetici e beni intermedi che rischiano di essere compromessi dalla chiusura dei punti nevralgici del flussi marittimi e commerciali globali.
Il progressivo logoramento delle istituzioni e delle regole del commercio multilaterale – dalla crisi dell’OPEC alla contestazione delle norme UNCLOS sul transito nello Stretto di Hormuz – si somma a un secondo fronte di tensione commerciale, quello tra Unione Europea e Cina. Il cosiddetto “China shock 2.0” si concentra su settori a più elevato contenuto tecnologico – in particolare l’automotive e le tecnologie della transizione energetica – ed ha già prodotto un raddoppio del disavanzo commerciale UE-Cina in cinque anni, spingendo recentemente la Germania ad allinearsi alla Francia nel sostenere un nuovo strumento commerciale di tipo Section 301 contro la sovracapacità cinese.
Tuttavia, una eventuale risposta protezionistica da parte dell’Unione europea nei confronti della Cina non solo non sarebbe in grado di arrestare il declino industriale continentale, le cui cause – sotto-investimento, ritardo tecnologico, dipendenza da materie prime critiche – sono in larga parte endogene, ma rischia di provocare una risposta cinese che acuirebbe ulteriormente le difficoltà di approvvigionamento e i rischi per le industrie strategiche nazionali ed europee.
Il combinato disposto di questi elementi – l’export italiano trainato in modo pressoché esclusivo dalla farmaceutica, la fragilità manifatturiera verso gli Stati Uniti, la brusca contrazione dei flussi commerciali con il Golfo indotta dalla crisi in Iran, e la crescente conflittualità commerciale con la Cina – restituisce un quadro di crescente esposizione dell’economia italiana, e in particolare del suo modello di crescita export-led, a shock geopolitici sempre più frequenti e meno prevedibili.
Un modello che ha storicamente sostenuto la ripresa e la tenuta della manifattura nazionale, e che nel Mezzogiorno ha rappresentato negli ultimi anni uno dei principali motori di convergenza con il resto del Paese, mostra oggi tutti i limiti di una impostazione affidata quasi interamente alla domanda estera in un contesto di frammentazione geoeconomica strutturale. L’assenza di un adeguato presidio della domanda interna rende la crescita export-led sempre meno in grado di garantire una traiettoria di sviluppo stabile per l’Italia e, a maggior ragione, per il Mezzogiorno, la cui base produttiva resta più ridotta e meno diversificata. Appare dunque necessario, nell’agenda di politica industriale ed economica del Paese, un riequilibrio che affianchi al sostegno dell’export una più decisa strategia di rafforzamento della domanda interna, dei salari e degli investimenti pubblici.

