• Produzione industriale: produzione corretta per effetti di calendario flette del -0,2% su base annua: crescono energia +2,3%, farmaceutica +3,8% ed elettronica +2,6%. Flessioni più ampie in tessile-abbigliamento -5,5% e mezzi di trasporto -4,7% (chimica -2,6%)
  • Rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi 2026: quattordicesima edizione del Rapporto ha come obiettivo l’analisi del posizionamento dell’economia e dei settori italiani nell’attuale scenario internazionale, caratterizzato dalle nuove politiche tariffarie dell’amministrazione statunitense
  • Commercio estero: nel 2025 export +3,3% nonostante dazi statunitensi e surplus +50,7 miliardi, spinto dal calo del deficit energetico (-46,9 miliardi). Trainano Farmaceutica (+28,5%) e Metalli (+9,8%), frenano Petroliferi raffinati (-15,3%) e Autoveicoli (-6,8%)
  • Terna – Bilancio energia 2025: domanda complessiva 311 TWh (-0,2% su 2024), con produzione netta (al consumo) in crescita a 261 TWh (+1,3%) → cresce produzione solare (+25,1%) e termica (+4,6%), cala idroelettrico (-21,2%). Lieve flessione complessiva per le FER (-2,3%), non FER in crescita (+5,0%). Saldo netto con l’estero in calo a 51 TWh (-8,1%)
  • “Infrastrutture strategiche e prioritarie 2025″ – Attuazione al 30 novembre 2025: costo infrastrutture a 522 miliardi (+8%), con disponibilità finanziarie a 352 miliardi (67%). Realizzazione: 75 miliardi di lavori ultimati, 174 miliardi in corso, 33 miliardi con contratto sottoscritto, 20 miliardi in gara o aggiudicati, 189,5 miliardi in progettazione da affidare
  • OECD – Regional Attractiveness Compass: strumento comparativo che misura l’attrattività delle regioni su 14 dimensioni, evidenziando punti di forza e debolezza rispetto a regioni nazionali e UE → Supporto a diagnosi territoriale e priorità di policy: base per politiche place-based e per monitoraggio risultati
  • ILO – Employment and Social Trends 2026: divari di genere, donne registrano un “jobs gap” più alto e maggiore esclusione dal mercato del lavoro; cresce informalità e riduzione della working poverty rallenta nettamente rispetto al decennio precedente → necessarie politiche su formazione, inclusione e transizione produttiva
  • MED & Italian Energy Report 2025: transizione energetica nel Mediterraneo deve bilanciare sicurezza, sostenibilità e costi → dipendenze su combustibili e critical raw materials – altamente concentrate in Cina – rendono necessaria una strategia condivisa su approvvigionamenti e interconnessioni per ridurre vulnerabilità industriali
  • Studio Istat–Banca d’Italia sulla ricchezza dei settori istituzionali (2005–2024): a fine 2024 la ricchezza netta delle famiglie è 11.732 mld € (+2,8% sul 2023), ma in termini reali resta oltre il 5% sotto il 2021 per l’effetto inflazione; cresce anche la ricchezza delle imprese, mentre quella delle PA resta negativa (-1.522 mld €, in peggioramento).
  • Dati GSE: 1.805 CER operative (174,5 MW), ma ancora lontane dal target 5 GW al 2027. Il PNRR spinge la domanda (3,3 GW richiesti) ma le risorse non bastano (795,5 mln vs ~1,4 mld) e restano incognite sui tempi → impatto sul sistema è ancora marginale e senza semplificazione il rischio è che resti una sperimentazione
  • IRENA–ILO: l’occupazione nelle rinnovabili continua a crescere e raggiunge almeno 16,6 milioni di posti nel mondo. Crescita però rallenta nonostante record di nuova capacità. Aspetto sociale della transizione ancora sottovalutato → serve una strategia che unisca formazione, politiche industriali e inclusione
  • Check-up Mezzogiorno 2025 (Confindustria–SRM): il Sud mostra segnali di rafforzamento e una crescita relativamente più sostenuta, trainata dagli investimenti, con divari in parziale riduzione; quasi tutti gli indicatori superano i livelli pre-pandemia → PNRR/ZES e politiche di coesione restano determinanti, ma i nodi attuativi possono ridurre l’impatto
  • Istat – Sistemi locali del lavoro: 515 aree funzionali classificate in 4 profili e 17 gruppi per “vocazione” produttiva. Spiccano i poli non manifatturieri/urbani (38,8% popolazione, 47,9% valore aggiunto) e il “Made in Italy”. Forti divari Nord-Sud → unità locali più piccole e produttività più bassa nel Mezzogiorno