Febbraio 2026
Il PuntoSVIMEZ – Febbraio 2026
Il nuovo Piano Strategico e il rilancio della ZES Unica
Nella conferenza stampa di inizio anno, la Presidente del Consiglio Meloni ha elencato tre fattori ritenuti cruciali per rilanciare l’economia italiana: supporto all’occupazione, riduzione dei prezzi energetici e rilancio degli investimenti. Per quanto concerne quest’ultimo punto, ha affermato che il “modello dal quale partire è quello della Zona Economica Speciale Unica del Mezzogiorno”, anche per tutto il territorio nazionale. La rilevanza che questo strumento ha saputo ritagliarsi impone alcune riflessioni sulle risorse stanziate e sugli obiettivi generali di questa politica.
Come Svimez ha già avuto modo di evidenziare, la nuova governance ha sicuramente prodotto un’accelerazione procedurale, con una riduzione significativa dei tempi medi per ottenere tutti i titoli necessari per avviare un investimento produttivo – passati in media da più di 98 giorni a quasi 54. La nuova Autorizzazione unica (AU) gestita dalla Struttura di missione Zes ha rappresentato un passo avanti importante nella semplificazione, riducendo significativamente i tempi per l’ottenimento dei titoli abilitativi e introducendo un portale digitale unificato per la gestione delle pratiche. Le autorizzazioni uniche intervenute dal 1° marzo 2024 al 30 giugno 2025, sono state 687 per 3,7 miliardi di euro di investimenti. Particolarmente importante è anche la dimensione media degli investimenti, pari a circa 540 mila euro. A conferma di queste indicazioni positive, i dati aggiornati al 3 novembre 2025 mostrano un ulteriore incremento nel numero di AU concesse, che salgono a un totale di 865. L’accelerazione della seconda parte del 2025 si è concentrata in Puglia (+69), Campania (+47), Sicilia (+33), le regioni che sembrano aver maggiormente colto le opportunità della semplificazione amministrativa offerta dalla Zes Unica.
La Legge di Bilancio 2026 ha esteso al triennio 2026-2028 il credito d’imposta ZES Unica, stanziando 2,3 miliardi per il 2026, 1 miliardo per il 2027 e 0,75 miliardi per il 2028. Tale estensione pluriennale – finalizzata a ridurre l’incertezza per la platea delle imprese, consentendo una programmazione più stabile degli investimenti nel medio periodo – è senza dubbio un fattore positivo. Allo stesso tempo, il dinamismo registrato nel corso del 2025 ha evidenziato alcuni limiti legati alla dotazione finanziaria: a fronte di oltre 10 mila istanze per complessivi 3,6 miliardi di crediti d’imposta richiesti, l’iniziale plafond di 2,2 miliardi ha reso necessaria una rimodulazione del beneficio per singola impresa. Per mitigare almeno in parte tale scostamento, un emendamento alla finanziaria ha consentito di stanziare ulteriori 532 milioni per elevare la copertura effettiva per il 2025 dal 60% al 75% del credito ammissibile, ferma restando l’esclusione per le imprese già beneficiarie delle misure di Transizione 5.0.
Sebbene la dotazione per l’anno in corso possa risultare sottodimensionata rispetto alla domanda potenziale, emergono iniziative regionali di notevole interesse volte a integrare lo strumento nazionale. Si segnala, in particolare, il modello della cd. Super Zes adottato dalla Regione Sicilia che, attraverso l’articolo 4 della propria legge di stabilità, ha introdotto ulteriori strumenti di semplificazione e incrementato di 10 milioni le risorse destinate al credito d’imposta, con l’obiettivo di garantire alle imprese operanti sul territorio un beneficio fino al 100% della quota ammissibile tramite l’impiego di fondi regionali. In questo quadro, si inserisce anche la proposta di Confindustria Campania di utilizzare i fondi europei per rafforzare la Zes.
Proprio per la complessità di questa fase di crescita, è urgente affrontare il tema della continuità degli investimenti dopo il 2026 e la fine del PNRR. La Zes Unica può fare la propria parte e spetta alle politiche pubbliche raccogliere il testimone per dare continuità al ciclo di investimenti. Se l’efficacia della misura si misura dalla certezza degli incentivi, garantire il massimo di agevolazione con le risorse regionali europee è una scelta corretta, utile a rafforzare gli investimenti delle imprese e a favorire l’attrazione di investimenti esteri.
Il tema della dotazione di risorse è dunque importante ma non esaurisce quello che dovrebbero essere i più ampi obiettivi che va assumendo la ZES nel dibattito pubblico. Le 8 Zes che sono confluite nella ZES Unica erano nate con l’obiettivo di offrire un quadro unitario per l’attrazione degli investimenti, la semplificazione amministrativa e la valorizzazione dei porti e dei nodi logistici del Mezzogiorno. Nel quadro attuale, la ZES Unica, invece, ha esteso ulteriormente le proprie finalità ed è ormai riconosciuta come una leva cruciale rispetto alla costruzione di una nuova politica industriale orientata alla coesione.
In tal senso, il successo della Zes dipenderà dal superamento della natura orizzontale degli strumenti d’intervento introducendo una maggiore selettività delle agevolazioni e concentrazione delle risorse sullo sviluppo delle filiere strategiche. L’aggiornamento del Piano strategico in scadenza nel 2026 potrebbe essere l’occasione per delineare con maggiore precisione gli indirizzi e gli ambiti di intervento funzionali ad integrare il sistema produttivo meridionale nelle filiere industriali strategiche individuate a livello europeo, tanto più alla luce dell’estensione della Zes Unica a Marche e Umbria.
L’efficacia complessiva della misura dipenderà dalla capacità della governance di indirizzare gli incentivi verso le filiere più coerenti con le priorità dell’agenda industriale europea e con le potenzialità dei territori meridionali, rafforzando al contempo la piena operatività delle procedure di semplificazione, e di assicurare il coordinamento e la complementarità con le altre politiche di sviluppo territoriale e industriale, specie con la politica di coesione, in modo da favorire la continuità degli investimenti pubblici e la transizione verso una nuova fase di politica industriale integrata.
Nel nuovo ciclo di programmazione 2028-2034, la Zes Unica potrà rappresentare un laboratorio di integrazione tra politiche di coesione e politiche industriali. La possibilità di riallocare, attraverso la mid-term review, parte dei fondi strutturali verso priorità comuni europee – difesa, transizione energetica, risorse idriche e tecnologie critiche – offre all’Italia l’occasione per consolidare il ruolo del Mezzogiorno all’interno delle strategie europee di competitività e sicurezza industriale. Solo in questo modo la Zes Unica potrà realizzare appieno la sua missione originaria: diventare non soltanto uno strumento di agevolazione, ma una leva strutturale per la trasformazione industriale e territoriale del Mezzogiorno, contribuendo alla crescita sostenibile e alla coesione economica e sociale dell’intero Paese.

